APPROFONDIMENTI
OMEOPATIA, LAVORI IN CORSO
Secondo dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) l’Omeopatia è una delle medicine più diffuse al mondo. Nell’Unione Europea più di 40.000 medici sono Omeopati; a questi vanno aggiunti una discreta percentuale di Medici di Base (oltre il 20 %) che occasionalmente, senza una formazione specifica, prescrive medicinali omeopatici. Per quanto riguarda la popolazione, in Italia (dati del 2017) oltre 8 milioni di cittadini italiani si rivolgono per la loro salute a Medici Omeopati.
I dati però che riguardano l’efficacia e i meccanismi d’azione sono molto controversi e dipendono spesso dalla fonte che li pubblica. Sono note le campagne di denigrazione sull’Omeopatia che a cadenza periodica, quasi fossero programmate nel tempo, vengono promosse e divulgate. Dall’altra parte assistiamo talvolta a mirabolanti dimostrazioni di efficacia e guarigioni straordinarie che però mancano di rigore scientifico. In altre parole una contrapposizione continua, assolutamente infruttuosa e mai risolutiva che, a seconda del momento o dell’evento, “pende” da una parte o dall’altra. Il vero problema è che risulta estremamente complesso dimostrare il meccanismo d’azione dei farmaci omeopatici e conseguentemente valutarne l’efficacia.

L’omeopatia ha sempre polarizzato l’opinione pubblica, ma finalmente si sta facendo chiarezza sull’efficacia dei suoi farmaci e dei suoi rimedi

L’omeopatia ha sempre polarizzato l’opinione pubblica, ma finalmente si sta facendo chiarezza sull’efficacia dei suoi farmaci e dei suoi rimedi
Fortunatamente, negli ultimi tempi, questa “impasse” comincia ad essere gradualmente superata da nuove scoperte sul funzionamento di queste sostanze. Recentemente, infatti, sono emerse nuove acquisizioni scientifiche che, senza contraddire le leggi della chimica e della farmacologia, danno all’Omeopatia un ruolo più accettabile e condivisibile in ambito medico-scientifico. Un elemento estremamente confortante di questi passi in avanti viene dal fatto che tali recenti scoperte emergono dagli studi di tre ricercatori che non fanno parte del mondo della medicina omeopatica. Si tratta del prof. Edward Calabrese, tossicologo dell’Università di Ahmerst, Massachusetts-USA (studi sul fenomeno dell’ormesi), il prof. Andrea Dei del Dipartimento di Chimica dell’Università degli Studi di Firenze (studi sull’omeopatia con la tecnica del DNA microarray) e del prof. Jayesh Bellare, docente di Ingegneria chimica all’ITT di Mumbai-India (studi sulle microdosi). Il risultato del loro lavoro, senza entrare troppo nello specifico “molecolare”, è di fondamentale importanza perché dimostra, in maniera incontrovertibile, la presenza di un rilevante numero di molecole di principio attivo in tutte le diluizioni omeopatiche dalla 6CH alla 200CH. Tali molecole, che si mantengono in numero costante, costituiscono la base che permette di interagire con i substrati biologici (cellule e tessuti) e dare effetto all’attività del medicinale omeopatico. Sono dosi infinitesimali ma sufficienti a dare una risposta terapeutica secondo i principi della farmacologia delle microdosi, una parte della farmacologia classica in grande sviluppo negli ultimi anni.
Quindi non più “memoria dell’acqua” concetto caro ai detrattori ma oggi scientificamente superato ma più semplicemente interazioni chimiche, tali e quali a quelle che avvengono nel nostro organismo con i comuni farmaci prescritti dalla medicina classica.
Queste nuove certezze non pongono certo la parola fine alla diatriba sulla scientificità della medicina omeopatica ma sicuramente rappresentano una svolta determinante nella comprensione dei meccanismi d’azione contribuendo quindi alla sua dimostrazione di efficacia.