APPROFONDIMENTI

LA MISURAZIONE DELLA PRESSIONE ARTERIOSA

La pressione arteriosa è la quantità di forza esercitata dal sangue all’interno delle arterie e dipende da parametri vascolari e cardiaci. Per misurare la pressione viene comunemente utilizzato un’apparecchiatura chiamata “Sfigmomanometro” costituito da un bracciale connesso ad una piccola pompa d’aria; il bracciale, posizionato intorno al braccio, viene riempito d’aria (la pressione cosi sviluppata tende a comprimere l’arteria sottostante) e un misuratore registra la pressione. L’operatore che la misura, attraverso uno stetoscopio, “ausculta” le variazioni del battito arterioso e stabilisce i valori della pressione sistolica (la massima) e di quella diastolica (la minima). L’unità di misura di questa “forza” è il “millimetro di mercurio” (mmHg) definito tale in relazione all’utilizzo di misuratori che sfruttano lo spostamento, sotto pressione, di una colonnina di mercurio all’interno di un minuscolo cilindro di vetro. Questi misuratori però sono destinati a scomparire (non sono più in commercio) perché lo smaltimento del mercurio contenuto, quando l’apparecchio viene dismesso, rappresenta un vero e proprio problema ambientale (il mercurio è tossico e inquinante).

Attualmente, le linee guida dell’American College of Cardiology suggeriscono di utilizzare i dispositivi cosiddetti “oscillometrici”, apparecchiature che utilizzano un sensore di pressione elettronico all’interno del bracciale che consentirebbero una più accurata misurazione della pressione sanguigna riducendo l’errore associato all’approccio auscultatorio (mediante stetoscopio). Normalmente la pressione sistolica dovrebbe avere valori non superiori a 135 mmHg mentre la pressione diastolica non deve salire oltre 85 mmHg.

Il vecchio sfigmomanometro per misurare la pressione, che fra poco scomparirà in favore di nuovi strumenti più facili da smaltire

Il vecchio sfigmomanometro per misurare la pressione, che fra poco scomparirà in favore di nuovi strumenti più facili da smaltire

La misurazione della pressione arteriosa è essenziale per una diagnosi accurata e per la gestione dell’Ipertensione Arteriosa cioè di quella condizione in cui si verifica un rialzo della pressione (sistolica, diastolica e di entrambe).
La vera novità in termini di misurazione consiste nella modalità con cui si determina una condizione reale di ipertensione. Le attuali conoscenze e diversi studi clinici riguardanti il monitoraggio e la rilevazione della pressione indicano chiaramente che oramai la singola misurazione non è più attendibile. Per identificare un iperteso “vero” ed evitare le ipertensioni “da camice bianco”, quelle da stress o quelle di innumerevoli altre condizioni estemporanee che provocano un aumento della pressione, è fondamentale eseguire delle misurazioni cosiddette seriate:

  • l’esecuzione deve avvenire in momenti diversi della giornata (una misurazione al mattino ed una misurazione nel pomeriggio/sera perché i valori si modificano fisiologicamente a seconda del momento del giorno);
  • l’esecuzione deve essere “doppia” nel senso che deve essere ripetuta a distanza di pochi minuti una dall’altra perché è necessario confermare il valore della lettura precedente;
  • tale procedura deve essere ripetuta per almeno 5-7 giorni consecutivi.

Solo in questa maniera è possibile avere una serie di valori la cui valutazione da parte del medico indicherà la presenza o meno di una condizione di ipertensione.
Risulta evidente come tutto questo non sia realizzabile a livello ospedaliero o ambulatoriale ma, ad oggi, la disponibilità di questi misuratori ed il loro costo contenuto permette a chiunque, senza rischio di grossi errori, di eseguire autonomamente una corretta determinazione della propria pressione arteriosa.

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