APPROFONDIMENTI

L’ALIMENTAZIONE NELL’ERA DEI MILLENNIALS

Le nuove tendenze culturali e comportamentali nel campo dell’alimentazione indicano come target di popolazione più a rischio i Millennials, o generazione Y, giovani di età compresa tra i 18 e i 40 anni che studiano, lavorano, sono sempre “connessi” e mangiano “in movimento”.
Il rischio maggiore è quello di sviluppare la cosiddetta Sindrome Metabolica ossia una condizione clinica complessa caratterizzata principalmente dalla presenza concomitante di più fattori di rischio metabolici e cardiovascolari (sovrappeso, pressione alta, dislipidemie, alterazioni della glicemia, stati infiammatori cronici). Tutti questi fattori espongono una persona ad un rischio estremamente più elevato di eventi cardiovascolari e di sviluppare il diabete.
L’elemento determinante nell’indurre questo rischio è senza dubbio l’alimentazione ed in particolare alcuni comportamenti alimentari. In dettaglio, due di questi sembrano condizionare notevolmente la qualità dell’alimentazione: la Food Delivery e il pranzo “on the go”.
La food delivery, cioè la consegna a casa di piatti pronti, che ha avuto un notevolissimo incremento durante la pandemia, è quell’abitudine comoda e golosa che mette d’accordo vita frenetica e mancanza di tempo (tempo che manca sia per cucinare che per fare la spesa) ed è proprio la categoria dei millennials a guadagnare i primi posti delle classifiche dei clienti del food delivery con una predilezione assoluta per la pizza (probabilmente non solo perché più gustosa di altri piatti ma anche perché più “rapida “da mangiare).
Altra scelta alimentare tipica dei Millennials è il pranzo “on the go”; niente più pasti in famiglia, a casa, seduti a tavola ma, impiegati, studenti e professionisti di ogni genere, passano la propria pausa pranzo per strada oppure nei “fast-food”. Ciò avviene per una necessità lavorativa ma anche per passione.
Questa cultura del “pronto e subito” viene ampiamente favorita da un contesto sociale ed economico e il Centro OMS per la prevenzione dell’obesità ci spiega come: “l’obesità risulta dalla reazione normale delle persone agli stimoli derivanti dall’ambiente nel quale si trovano a vivere. In questo caso il condizionamento è la disponibilità progressivamente crescente di alimenti gustosi, ipercalorici e a basso costo, favorita da sistemi di distribuzione commerciale efficienti che rendono questi alimenti più accessibili, unitamente a metodi di marketing convincenti e sempre più persuasivi”.
Infatti, per andare incontro alle esigenze della generazione digitale, l’industria alimentare ha potenziato la rete di servizi che offre cibi pronti, consegne a domicilio e pasti “ibridi” come “brunch” o “apericene” che sono ben però lontani da una corretta alimentazione.

Le cattive abitudini alimentari dei cosiddetti Millennials, legate a pasti consumati di fretta e al food delivery, sono le cause principali di numerose gravi patologie

Le cattive abitudini alimentari dei cosiddetti Millennials, legate a pasti consumati di fretta e al food delivery, sono le cause principali di numerose gravi patologie

La buona notizia è che i Millennials stanno iniziando ad interessarsi alla propria salute e di conseguenza fanno più attenzione a ciò che mangiano; si informano di più rispetto alla qualità dei prodotti e sulla sostenibilità dei processi produttivi.
Alla luce delle abitudini consumistiche dell’era digitale, il problema della prevenzione della sindrome metabolica deve essere affrontato su tutti i fronti: una maggiore educazione alimentare a tutti i livelli (iniziando dalle scuole primarie, per esempio con programmi scolastici finalizzati alla riduzione del consumo di bevande zuccherate), uno sforzo di tutti (scuola, istituzioni, sanità) per una modifica dei comportamenti individuali, un monitoraggio continuo e costante del fenomeno (che permetta in tempi reali di adeguare le strategie d’intervento), un intervento sulle strategie di marketing aziendali (che rappresentano una spinta sociale importante in ambito di salute per esempio introducendo tasse su cibi e bevande dannose per la salute e riducendo le pubblicità di alimenti “insalubri”), l’introduzione di etichette specifiche sulle confezioni dei prodotti alimentari più a rischio e infine limitando i distributori automatici di cibo “spazzatura” nei luoghi pubblici (a cominciare dalle strutture sanitarie!).

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