APPROFONDIMENTI
BATTERI? SÌ GRAZIE!
In tempi di virus parlare di batteri potrebbe sembrare anacronistico ma, in questa occasione, avremo a che fare con microrganismi… “buoni” ovvero quelli che popolano gran parte del nostro organismo e senza i quali non riusciremmo a sopravvivere. E’ la flora batterica intestinale che contribuisce, con la sua presenza e la sua attività, a molteplici funzioni e a determinare la nostra salute ed il nostro benessere.
Come premessa è indispensabile fare chiarezza sulla terminologia poiché esiste molta confusione sull’utilizzo di alcuni termini e gli opportuni chiarimenti permettono una maggior comprensione delle funzioni. Partiamo dalla definizione usata all’inizio: flora intestinale. Il termine “flora” non è del tutto corretto in quanto si tratta prevalentemente di batteri mentre il termine flora evoca piuttosto il regno vegetale (nel quale in tempi passati erano classificati i batteri); ma nemmeno “intestinale” risulta ormai adeguato perché tali batteri non sono solo di pertinenza intestinale. Ecco allora che la dicitura più corretta e attualmente da tutti accettata è “Microbiota Umano” termine con il quale si indica l’insieme dei microrganismi che convivono con l’organismo umano senza danneggiarlo. Con il termine “Microbioma” si intende invece l’insieme dei geni di tali microrganismi; corrisponde in pratica al patrimonio genetico del microbiota.
Un’altra precisazione importante riguarda il termine “Probiotico” (che significa “in favore della vita”), quello che veniva definito una volta “fermento lattico”. I Probiotici sono tutti quei microrganismi che, introdotti nell’organismo, sono in grado di raggiungere l’intestino (e non solo) in condizioni di vitalità ed esercitare un’azione salutistica (definizione del Ministero della Salute). L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) li definisce in modo ancor più sintetico e preciso: microrganismi viventi che ingeriti in quantità sufficiente producono effetti benefici sulla salute di colui che li assume.
Un’ultima definizione, per avere il quadro davvero completo, è quella di “Prebiotico” ossia quell’alimento non digeribile che stimola selettivamente la crescita o l’attività di uno specifico ceppo batterico. Corrisponde, per così dire, alla…pappa dei batteri! Ma dei probiotici torneremo a parlare più avanti.
La flora batterica, i batteri “buoni”, sono davvero parte integrante del nostro organismo, dei veri e propri regolatori della nostra salute e del nostro benessere


La flora batterica, i batteri “buoni”, sono davvero parte integrante del nostro organismo, dei veri e propri regolatori della nostra salute e del nostro benessere
Il Microbiota umano è costituito da migliaia di differenti specie batteriche, senza contare altri microrganismi come miceti (funghi) e virus. Per avere un’idea del loro numero basti pensare che solo l’intestino ospita un numero di batteri 10 volte superiore alle cellule dell’intero corpo umano. Questi “ceppi” batterici variano nelle diverse popolazioni ma alcuni sono comuni nella maggioranza delle razze umane. I più numerosi, ed anche i più conosciuti, sono i Lattobacilli ed i Bifidobatteri, il resto è rappresentato da numerosissime altre “famiglie” di batteri che sarebbe troppo lungo elencare. In pratica, ogni individuo possiede il suo particolare microbiota ma esistono un certo numero di specie condivise da tutti che costituiscono il nucleo filogenetico del microbiota umano. Quasi tutti i batteri costituenti il microbiota sono batteri utili e innocui. Quando ci si trova in presenza di una condizione caratterizzata da un microbiota in “equilibrio” ovvero quando sussiste una perfetta distribuzione dei diversi ceppi batterici, si parla di Eubiosi. Questi microrganismi sono situati su quasi tutti i tessuti “superficiali” del corpo umano: pelle, cavità orale, le vie aeree e l’albero respiratorio, tutto il tratto gastrointestinale, l’apparto urogenitale, praticamente su tutte le mucose dell’organismo. La sede in cui sono più rappresentati, come numero e come specie, è senz’altro l’apparato digerente (ecco perché venivano chiamati flora batterica intestinale). E’ evidente che ogni “tratto” corporeo, ogni mucosa, ogni zona di cute avrà il suo particolare microbiota (ci sarà dunque un microbiota intestinale, un microbiota gastrico, un microbiota vaginale, un microbiota dermico, ecc.).
Lo sviluppo del microbiota di ciascun individuo dipende strettamente dal numero e dal tipo di microrganismi con i quali l’individuo interagisce fin dalle prime fasi di vita ma anche dal suo patrimonio genetico. La complessità di questi processi d’interazione e la peculiarità delle popolazioni microbiche con cui l’individuo entra in contatto contribuiscono a rendere unico l’ecosistema batterico di ogni singolo individuo.
Il “patrimonio” batterico completo viene acquisito in modo graduale durante la crescita. Il primo “acquisto” avviene durante il parto attraverso il passaggio del feto dal canale vaginale (ma recenti ricerche farebbero pensare ad una iniziale minima colonizzazione già allo stadio fetale). Successivamente i batteri provengono dall’allattamento al seno e dall’ambiente (contatti con persone e cose). Il contributo poi si allarga al momento dello svezzamento (attraverso gli alimenti) per poi completarsi durante l’infanzia. A quel punto il corpo ospita uno dei più complessi ecosistemi del pianeta. In questa genesi del microbiota va ricordato che i bambini nati attraverso un parto cesareo e/o quelli non allattati al seno, non venendo in contatto in maniera cospicua con i batteri della madre, verranno maggiormente colonizzati da batteri ambientali piuttosto che di derivazione umana. Una prima conseguenza di questo fenomeno è che la stabilizzazione del microbiota dei neonati naturali avviene dopo circa un mese ed ha una certa composizione (soprattutto bifidobatteri) mentre nelle altre circostanze non si stabilizza per almeno 6 mesi e viene composto principalmente da enterobatteri.
Ogni individuo dunque ha il suo microbiota la cui composizione ed il numero di microrganismi dipenderà da numerosi fattori: in primis sicuramente dal diverso corredo genetico ma poi anche dalle abitudini alimentari, dall’età, dai fattori ambientali, dalle abitudini di vita e anche da viaggi e migrazioni. Un’ulteriore variazione può essere determinata dall’esposizione a diversi fattori come i farmaci, gli antibiotici, l’alcool, il fumo, i vaccini, ecc. che hanno un’influenza diretta sul microbiota del singolo soggetto.
Numerosi studi scientifici condotti negli ultimi anni hanno consentito di ampliare le conoscenze sulla funzionalità del microbiota e dei singoli ceppi batterici che lo compongono e ne emerge, per dimensioni e attività metaboliche, un articolato ecosistema in equilibrio dinamico, in grado di esercitare complesse funzioni regolatrici dello stato di salute dell’organismo. Il microbiota rappresenta infatti una barriera microbico-enzimatica che interviene attivamente su numerose funzioni con effetti sia a livello locale che a livello sistemico.
Una delle più importanti funzioni del microbiota è quella metabolica ovvero la capacità di degradare numerose sostanze che altrimenti il nostro apparato digerente non sarebbe in grado di utilizzare o eliminare (es. amido, cellulosa, tossine, ecc.). Dunque contribuisce alla digestione e all’assimilazione di alcuni alimenti, componenti della nostra dieta che altrimenti risulterebbero indigeribili. Ma va anche oltre nel senso che è in grado di sintetizzare molecole e sostanze indispensabili a diverse funzioni dell’organismo (per esempio alcune vitamine). Il microbiota è poi assolutamente indispensabile per il suo contributo in termini immunitari: stimola la reattività immunitaria attraverso la stabilizzazione della barriera della mucosa intestinale ma soprattutto attraverso la stimolazione di cellule deputate alle nostre difese. Inoltre, sempre dal punto di vista immunitario, previene infezioni di batteri o di altri microrganismi patogeni attraverso un meccanismo di “competizione” e tramite la sintesi di sostanze ad azione antimicrobica.
Naturalmente la ricerca scientifica non si ferma e ci si aspetta di scoprire ancora molto sulle innumerevoli e fondamentali interazioni del microbiota a favore della nostra salute. In particolare sono allo studio i complessi rapporti esistenti tra l’alterazione del microbiota è l’insorgenza di malattie autoimmuni, degenerative e neurologiche.
In definitiva il microbiota deve essere considerato, a tutti gli effetti, un vero e proprio organo che svolge funzioni che il nostro organismo non è in grado di svolgere autonomamente.
Nonostante questo complesso ecosistema microbico sia relativamente stabile nel corso della vita adulta, modificazioni correlate ai diversi fattori visti precedentemente (alimentazione, farmaci, ecc.) comportano inevitabilmente variazioni qualitative e/o quantitative della composizione del microbiota determinando la comparsa di quella condizione definita “Disbiosi”.
Il concetto di disbiosi ci permette di ritornare a parlare di Probiotici. Dicevamo…c’era una volta…. il fermento lattico!
Come già detto, il termine fermento lattico non è più utilizzato perché inesatto; ormai si parla esclusivamente di “Probiotici” ossia di tutti quei ceppi di microrganismi che ingeriti favoriscono l’equilibrio del microbiota umano dando diversi benefici e contribuendo al benessere dell’organismo.
I probiotici vengono utilizzati ogni volta si generi una condizione di disbiosi, più o meno sintomatica, ma devono essere sempre associati ad una modificazione di tipo nutrizionale; l’assunzione di specifici e selezionati ceppi batterici probiotici determina un ripristino dell’equilibrio del microbiota, l’eubiosi.
Per parecchi anni i probiotici hanno trovato piena approvazione del mondo scientifico per l’esclusivo trattamento dei disturbi intestinali, in particolare delle enteriti. Oggi, grazie al crescente interesse e soprattutto alla ricerca scientifica, i probiotici trovano un più ampio campo di applicazione. Naturalmente le condizioni patologiche prevalentemente trattate sono quelle gastroenterologiche (incluse intolleranze e sindromi autoimmuni) ma ormai vengono prescritti con beneficio anche nelle dermatiti, nelle infezioni delle vie respiratorie e dell’apparato urogenitale, nei disordini immunitari (ambito questo in continua evoluzione), in pediatria, in odontoiatria e recentemente anche nei disordini del tono dell’umore e nelle patologie neurodegenerative.
In conclusione, l’utilizzo dei probiotici rappresenta una terapia fondamentale per diverse condizioni patologiche ma soprattutto indispensabile per il mantenimento di un benessere generale del nostro organismo.
Un’ultima considerazione: l’argomento è talmente vasto, interessante ed in continua evoluzione scientifica che meriterebbe ben altro spazio. Per questo motivo, non essendo stato possibile esaurire questo tema in un solo testo, nelle prossime settimane e mesi, sarà mia premura pubblicare altri articoli riguardanti l’effetto dei probiotici nelle diverse patologie.