APPROFONDIMENTI

CORRETTE MODALITÀ DI ASSUNZIONE DELLE MEDICINE

Le attuali difficoltà della popolazione nei contatti con il proprio medico di base e la drastica riduzione della frequentazione degli ambulatori di Medicina Generale impone di dedicare qualche attenzione al problema della corretta assunzione delle terapie farmacologiche che si seguono a casa propria. In termini tecnici si parla di “compliance” del paziente, “l’adesione alla terapia” ossia la sua capacità di seguire correttamente le cure e le modalità terapeutiche prescritte.
Per questo articolo ho preso spunto dal riscontro di un dato allarmante emerso da una recente indagine dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco). Un paziente su 3 commette errori più o meno importanti quando prende i farmaci prescritti dal medico curante e la percentuale di errore aumenta quando è il paziente stesso ad autoprescriversi la terapia. Più esposti a questi errori sono i pazienti anziani, spesso per problemi di comprensione e di memoria, ma è un rischio che riguarda chiunque segua una cura farmacologica.

Vediamo quali sono gli aspetti più critici legati all’assunzione dei farmaci e gli errori più comuni:

L’autoprescrizione: quando il paziente decide di prendere autonomamente delle medicine, spesso fidandosi del “sentito dire” o del consiglio di amici e parenti oppure ripete terapie che erano state prescritte dal medico in passato. L’autoprescrizione è un errore da non commettere, la cura potrebbe essere infatti incongrua o dannosa e in taluni casi può portare anche a serie conseguenze.

Mancata assunzione: quando il paziente a cui è stato prescritto un farmaco non lo assume; è un errore commesso da oltre il 20 % dei pazienti. Le motivazioni sono diverse, dal ritenere che la terapia sia troppo “forte”, al considerare quel farmaco inadatto o sbagliato o alla convinzione che non sia necessario. Negli anziani la mancata somministrazione è dovuta soprattutto a dimenticanza.

Modificazione di dosi e/o durata: i due caratteri fondamentali della terapia vengono in questi casi disattesi. I pazienti talvolta aggiustano le dosi del medicinale su basi del tutto empiriche oppure modificano la durata della cura, abbreviandola o prolungandola spesso con effetti sfavorevoli. Tutti i farmaci risultano attivi solo quando raggiungono una certa concentrazione ma molti diventano dannosi o addirittura tossici quando superano un certo periodo di somministrazione; ecco perché risulta fondamentale rispettare le dosi ed i “tempi” di cura.

Mancato rispetto degli orari di somministrazione: la “farmacocinetica” di un farmaco (ossia tutti gli elementi che ne regolano l’assorbimento, la diffusione, il metabolismo e l’eliminazione) è diversa da farmaco a farmaco e dunque se il medico ha segnalato certi orari o certi momenti della giornata è in funzione di queste caratteristiche del farmaco; non rispettare queste indicazioni potrebbe rendere la cura non efficace o addirittura dannosa (es. ci sono farmaci che devono essere somministrati a digiuno altri a stomaco pieno, ci sono farmaci che sono più efficaci se somministrati al mattino, altri che è meglio riservare alla sera).

Associazione di farmaci: è un’abitudine che purtroppo vediamo anche negli ospedali (per ragioni “logistiche” e per evitare errori da parte del personale infermieristico); a casa però, quando possibile, è più indicata la somministrazione separata. Esistono infatti spesso delle incompatibilità tra farmaci, nel senso che alcune sostanze riducono l’assorbimento di altre o ne modificano addirittura gli effetti farmacologici.

Utilizzazione di farmaci scaduti: fortunatamente questo errore non è frequente. E’ comunque obbligo assoluto controllare sempre la scadenza prima di prendere un farmaco. Da evitare anche l’assunzione di farmaci mal conservati o che presentano difetti di confezionamento.

Mancata informazione al medico: quando il paziente non informa il proprio medico di base di altre terapie in corso. Per quanto detto prima sull’importanza delle interazioni tra farmaci, nel momento in cui il medico curante suggerisce una terapia è tassativo informarlo di ogni altro trattamento in corso.

Le medicine ci aiutano e sono efficaci solo e soltanto quando ne facciamo buon uso, informandoci sul loro corretto utilizzo presso il nostro medico

Le medicine ci aiutano e sono efficaci solo e soltanto quando ne facciamo buon uso, informandoci sul loro corretto utilizzo presso il nostro medico

Attenzione infine ad alcune “abitudini” che potrebbero compromettere la terapia o provocare effetti collaterali: non assumere alcoolici quando si prendono farmaci, attenersi ad un corretto regime alimentare e limitare l’esposizione al sole durante le cure.

Capitolo a parte merita il “bugiardino” ossia il foglietto delle istruzioni presente all’interno della confezione di ogni farmaco (a fondo pagina l’origine del termine). I medici ed i farmacisti si raccomandano spesso di leggere attentamente questo “allegato”. Personalmente, per come vengono redatti questi consigli, suggerisco piuttosto di chiedere informazioni direttamente al proprio medico. Spesso infatti all’interno di queste “istruzioni per l’uso” troviamo più inviti a non utilizzarlo invece che rassicurazioni. Le aziende farmaceutiche hanno l’obbligo di inserire, su questo vero e proprio certificato del farmaco, tutti gli effetti collaterali ed indesiderati che la cura potrebbe sortire oltre a tutte le avvertenze e controindicazioni. Questo obbligo finisce talvolta per dissuadere chiunque dall’assumere quella sostanza.

Un’ultima considerazione riguarda invece le ricette mediche. L’atavico dilemma di decifrare la calligrafia del medico sembra ormai risolto dato che ormai quasi tutte le ricette vengono stampate e dunque risultano leggibili. Ma questa ricetta verrà trattenuta dal farmacista e dunque è buona norma (soprattutto per terapie nuove o complesse) chiedere al proprio medico un promemoria, una sorta di “ricetta di utilizzo” indicando il nome (per intero) del farmaco, dose, numero e orari di somministrazioni, durata della terapia, i comportamenti da evitare ed altre eventuali indicazioni (anche per evitare, come detto sopra, di ricorrere a “chiarimenti” leggendo il bugiardino).

In conclusione, seguire una cura utilizzando farmaci richiede molta attenzione e non è mai da sottovalutare per i potenziali problemi che il mancato rispetto delle corrette modalità di assunzione può determinare. Per quanto talvolta difficile, fidatevi del vostro medico di base ed eventualmente sollecitatelo su questi temi. La collaborazione ed il rispetto reciproco sono alla base di una buona intesa medico-paziente e rappresentano un aspetto fondamentale nella relazione terapeutica.

Non è del tutto chiaro come il termine “bugiardino” sia stato adottato dal mondo medico-farmaceutico. L’ipotesi più accreditata sull’etimologia della parola bugiardino arriva dalla Toscana, in particolare dalla zona di Siena. In passato, si indicava con la parola Bugiardo la locandina dei quotidiani esposta fuori dalle edicole (bugiardo perché si dubitava della veridicità delle notizie o perché le notizie all’interno dei quotidiani non rispettavano fedelmente i titoli delle locandine). Da qui, riducendo le dimensioni del foglio, si sarebbe chiamato bugiardino il foglietto illustrativo dei medicinali.

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